Chiedere a un vicentino che abita a poche centinaia di metri da tre importanti ville venete chi sia il suo architetto preferito è quasi una presa in giro. Se lo si chiede nel 2009, nell' anno in cui si festeggia il cinquecentenario palladiano , risulta essere ancor più una provocazione.
Siamo sicuri? non direi.
Colgo la proposta di Salvatore D' Agostino che nel suo blog http://wilfingarchitettura.blogspot.com/ chiede a tutti i blogger italiani che scrivono di architettura di rispondere a due semplici domande:
Qual è l´architetto noto, ancora in attività, che apprezzi e perché?
Qual è l´architetto non noto che apprezzi e perché?
Come notate si chiede "architetto ancora in attività".
Io non sono architetto e non sono esperto di architettura, ma amante. Non conosco molti nomi da poter compilare una classifica, e dovrei limitarmi a selezionare i miei amici.
Bene, rispondo con una sorta di allegoria, o panegirico che ruoti intorno al concetto.
Per me l' architetto vivente, noto o non noto, che più apprezzo è colui il quale riesce a dialogare con il presente rispettando il passato. Colui che si muove con destrezza tra fogli di carta e scalpelli del muratore, colui che si nutre di arte, musica e cultura. Una persona in grado di capire che in architettura una grande rivoluzione può anche essere la riscoperta del passato, non di tutto il passato, ma di quello che sa portarci nel futuro. Non parlo necessariamente di prendere come esempi i grandi architetti del passato, anche loro archistar, ma i piccoli e invisibili mastri architetti di cui nei libri di storia dell' architettura non c'è traccia. Parlo di coloro i quali nati e vissuti in un territorio hanno capito cosa voleva questo territorio e hanno prodotto il risultato che ha consentito a uomini e cose di rimanere nel tempo.
Parlo di uomini saggi, che hanno compreso l' arte della mediazione e del buon gusto, uomini che hanno saputo quando fermarsi, quando aggiustare, quando abbattare e quando saper costruire.
Uomini che non sono scesi a patti con il potere ma hanno mantenuto intatto l' onore e il rispetto del territorio. Uomini che prima di gridare alla tradizione per affrontare il cambiamento hanno studiato la tradizione. E il cambiamento, che diventa migliorativo, è arrivato da solo.
Non ho nomi da fare, e se li facessi non li conoscerebbe nessuno. Ma chi si riconosce nella categoria descritta può pure autocitarsi.
Simone Ariot
Siamo sicuri? non direi.
Colgo la proposta di Salvatore D' Agostino che nel suo blog http://wilfingarchitettura.blogspot.com/ chiede a tutti i blogger italiani che scrivono di architettura di rispondere a due semplici domande:
Qual è l´architetto noto, ancora in attività, che apprezzi e perché?Qual è l´architetto non noto che apprezzi e perché?
Come notate si chiede "architetto ancora in attività".
Io non sono architetto e non sono esperto di architettura, ma amante. Non conosco molti nomi da poter compilare una classifica, e dovrei limitarmi a selezionare i miei amici.
Bene, rispondo con una sorta di allegoria, o panegirico che ruoti intorno al concetto.
Per me l' architetto vivente, noto o non noto, che più apprezzo è colui il quale riesce a dialogare con il presente rispettando il passato. Colui che si muove con destrezza tra fogli di carta e scalpelli del muratore, colui che si nutre di arte, musica e cultura. Una persona in grado di capire che in architettura una grande rivoluzione può anche essere la riscoperta del passato, non di tutto il passato, ma di quello che sa portarci nel futuro. Non parlo necessariamente di prendere come esempi i grandi architetti del passato, anche loro archistar, ma i piccoli e invisibili mastri architetti di cui nei libri di storia dell' architettura non c'è traccia. Parlo di coloro i quali nati e vissuti in un territorio hanno capito cosa voleva questo territorio e hanno prodotto il risultato che ha consentito a uomini e cose di rimanere nel tempo.
Parlo di uomini saggi, che hanno compreso l' arte della mediazione e del buon gusto, uomini che hanno saputo quando fermarsi, quando aggiustare, quando abbattare e quando saper costruire.
Uomini che non sono scesi a patti con il potere ma hanno mantenuto intatto l' onore e il rispetto del territorio. Uomini che prima di gridare alla tradizione per affrontare il cambiamento hanno studiato la tradizione. E il cambiamento, che diventa migliorativo, è arrivato da solo.
Non ho nomi da fare, e se li facessi non li conoscerebbe nessuno. Ma chi si riconosce nella categoria descritta può pure autocitarsi.


